Il sig. Fabio ha settanta anni, nessun problema da risolvere in Tribunale ma un desiderio: lasciare tutto quello che gli rimane a sua figlia, sebbene abbia anche un altro figlio.
Lo conosco quindi perché ha bisogno di una consulenza legale in materia successoria e, poi, perché vuole essere aiutato nella redazione di un testamento che esaudisca la sua volontà senza il rischio che i due figli, entrambi adulti, coniugati e con prole, finiscano col litigare quando lui sarà morto.
Accetto l’incarico, manifestando apertamente apprezzamento verso il sig. Fabio che, a differenza dei più in Italia, non pensa che fare testamento porti male.
Come molti genitori della sua generazione, il sig. Fabio si è già spogliato in vita di parte dei suoi beni in favore dell’una e dell’altro figlio.
In particolare, al figlio ha conferito l’usufrutto di un appartamento conservandone la nuda proprietà, mentre alla figlia ha donato una somma di denaro in occasione del matrimonio e l’ha resa unica beneficiaria di una assicurazione sulla vita.
Il rapporto con il figlio è sempre stato difficile: nel corso degli anni il sig. Fabio ha ricevuto più preoccupazioni che sostegno, senza mai poter contare su una reale presenza né su un aiuto concreto.
Completamente diverso è il legame con la figlia, che gli ha garantito affetto, attenzioni e un costante accudimento, soprattutto dopo che la moglie si è gravemente ammalata.
Il patrimonio residuo del sig. Fabio è composto da risparmi, l’abitazione in cui vive, la nuda proprietà dell’altra casa data al figlio in uso, un’automobile e alcuni beni di valore. Il suo desiderio è chiaro: vorrebbe redigere un testamento che favorisca, se non esclusivamente, nella misura maggiore possibile la figlia con cui ha un rapporto più stretto e perché le è grato del sostegno concreto ricevuto negli anni, tuttavia è consapevole che il figlio potrebbe impugnare le sue ultime volontà lamentando la lesione della propria quota di riserva. Il sig. Fabio sa inoltre che, se venisse a mancare prima della moglie, anche quest’ultima avrebbe diritto alla “legittima”.
Gli rispondo subito confermando i suoi timori e, al tempo stesso, lo rassicuro sul fatto che, la sua, è una situazione frequente e risolvibile con gli accorgimenti offerti dall’ordinamento per superare il conflitto tra libertà testamentaria e tutela dei diritti dei legittimari, conflitto reso complesso sul piano giuridico non tanto dalle dinamiche familiari, quanto dalle precedenti donazioni che incidono sul calcolo delle quote ereditarie.
Le ragioni affettive e comportamentali non hanno alcun rilievo giuridico: il sistema tutela il legame familiare in senso oggettivo, non il merito del legittimario, non consentendo di escludere integralmente un figlio dalla propria successione (così anche il coniuge e gli ascendenti), tranne che nelle ipotesi eccezionali di indegnità o per rinuncia dello stesso soggetto avente diritto.
Ciò nonostante, è lecito e saggio fare testamentoponendosi come obiettivo non solo la validità formale del testamento, ma anche e soprattutto la tenuta sostanziale dell’assetto successorio, evitando – per quanto possibile – l’insorgenza di liti familiari.
Il diritto delle successioni, infatti, non consente di potere tener conto soltanto di ciò che rimane al momento della morte del de cuius senza guardare al passato, imponendo invece la ricostruzione dell’intera vicenda patrimoniale del disponente. Le liberalità fatte in vita devono essere idealmente “riportate” nella massa ereditaria e, soltanto dopo tale operazione, è possibile verificare se ciascun legittimario ha ricevuto la quota che la legge gli riserva.
Se dunque un genitore, come quasi sempre accade, è intervenuto patrimonialmente in aiuto dei figli in maniera differente e in momenti diversi della vita a seconda delle rispettive necessità, oppure senza pensare alle conseguenze ha favorito quello tra i figli con cui ha stretto un legame più intenso, la consulenza legale in materia successoria diventa un passaggio imprescindibile per acquisire, in primis, consapevolezza di quelle che saranno, post mortem, gli effetti delle proprie azioni.
Nel caso del sig. Fabio non ho trovato alcun escamotage per aggirare la legge.
Insieme abbiamo ripercorso la sua storia familiare e patrimoniale, individuato le necessità della moglie malata, riflettuto sulle condizioni ed aspirazioni di ciascun figlio e, acquisiti i valori dei beni e fatti i dovuti calcoli, siamo giunti ad una scheda testamentaria ben strutturata, che ha tenuto conto delle donazioni pregresse, ha tutelato la moglie e lasciato ai figli una spiegazione onesta e veritiera delle sue scelte.
Credo fermamente che la pianificazione successoria sia l’ultimo gesto di responsabilità verso i figli.
Non sempre basta non lasciare testamento per evitare liti successive alla propria morte.
Per “scongiurare” la disgregazione familiare non basta nemmeno convincersi a “fare testamento”, occorre farlo “bene”.
Fonti:
Codice Civile, Libro Secondo
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